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In questo periodo io e mio marito ci stiamo occupando di trovare la giusta collocazione per le centinaia di foto che abbiamo finalmente deciso di stampare. I protagonisti come in ogni famiglia sono i bambini, io non amo particolarmente essere fotografata, ma mi piace ritrarre gli altri. Mi piace anche guardare le foto di quando eravamo bambini, o le foto di quando i miei genitori erano giovani. Osservando le immagini, si faceva largo in me l’idea di contribuire al progetto di Grazia di To write down, di creare una sorta di Manifesto, che come scrive lei, ha per obiettivo quello di ”riprenderci la cultura: quella che vogliamo noi, quella che ci fa stare bene, quella da lasciare a chi verrà dopo“. Con la sua idea, magnifica ma ambiziosa e tutt’altro che semplice, Grazia ci invita a riflettere su cosa rappresenti per noi la cultura, riconoscendo a questo vocabolo la più ampia accezione.
Dopo aver cercato esattamente come facevo nei temi a scuola, la definizione che di cultura viene data nel Devoto-Oli, ho capito dove volevo arrivare. Secondo il vocabolario cultura è “quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società”. Ma anche; ” il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico...”
Credo che le radici della cultura in questo senso intesa, vadano ricercate indietro nel tempo. Le prime esperienze nel corso dell’infanzia, avvengono a stretto contatto con le figure di riferimento più importanti: i genitori, in modo particolare la madre. Le successive curiosità, voglia di sapere, conoscere ed esplorare, sono fortemente connotate dal modo in cui i genitori avranno permesso ai piccoli di fare il maggior numero di esperienze possibili nel corso di questi primi cruciali anni. La cultura è quindi prodotto dell’educazione familiare prima di tutto.
Non credo si possa dare una definizione univoca di un concetto così vasto, sfuggente per la sua stessa portata e natura, ad ogni tentativo di classificazione, ci possono essere tante idee quante sono le teste, credo però, che non esista un sapere migliore o più nobile rispetto ad altri.
C’è una dicotomia, che vede contrapposte la cultura umanistica, a torto considerata la cultura per eccellenza, la forma di sapere più nobile ed alta, alla cultura scientifica. Prima di diventare madre, possedevo una visuale piuttosto ristretta e limitata oltre che snobistica. Come a volte accade alle persone che hanno intrapreso un percorso di studi umanistico, ritenevo le materie scientifiche, in qualche modo meno nobili, e questa mia convinzione si estendeva anche al lavoro manuale. Le mie posizioni fortunatamente sono cambiate, e mi rendo conto solo ora di quanto fossi vittima di pregiudizi, che altro non sono che espressione di quella sottocultura ed ignoranza che tanto mi preoccupavo con saccenza e presunzione di allontanare da me.
Di una cosa sono certa, dalla cultura, qualunque sia, deriva la conoscenza, e dalla conoscenza discende la più grande ricchezza: la libertà. Chi conosce, chi sa, possiede la facoltà di scegliere con consapevolezza, chi essere, cosa pensare, dove andare, cosa fare della propria esistenza.
Da ciò consegue, che il concetto può assumere significati e connotazioni profondamente differenti, anche per una medesima persona nel corso della sua stessa vita in funzione delle esperienze vissute.
E’ quest’ultimo, uno dei tanti significati che ho riscoperto, non l’unico, non il migliore, ma quello che sento più vicino a me ora, e che avverto l’urgenza di trasmettere ai miei figli, che nella vita potranno diventare quel che vorranno, mi auguro nella fiducia che con onestà ed impegno ogni strada sia praticabile e non sia loro preclusa, ma che per farlo devono aver ben chiaro da dove provengono, e dove affondano le loro radici.
Nella cultura familiare, nella sua storia e tradizioni, entrano in gioco la trasmissione orale del sapere, del conoscere, e dei valori; riappropriarsi delle origini, comprese perchè no, quelle culinarie e gastronomiche della famiglia di cui si è parte, ricordando chi ci ha preceduto e spesso non abbiamo avuto la fortuna di conoscere, ma fortemente ha contribuito a farci diventare quel che siamo, cultura che sarà parte integrante della personalità dei nostri figli. Un’occasione preziosa per far comprendere ai bambini che l’albero di cui rappresentano i frutti, affonda radici in tempi remoti, antecedenti la loro nascita, la cui comprensione e conoscenza è presupposto imprescindibile della propria individualità.
Inutile elencare i valori culturali che una famiglia può trasmettere, perchè saranno tanti quante le famiglie stesse, ma voglio includervi alcuni principi che ritengo universali: in famiglia, ci si educa alla convivenza e reciproco rispetto delle esigenze e desideri di tutti, ed alla cooperazione. E’ qui che viene instillato il germe della tolleranza, dell’amore per la natura e gli animali e del rispetto del diverso ed altro da noi che tanto ai giorni nostri spaventa e sta alla base di spregevoli episodi d’intolleranza e violenza.
Un tempo non poi così lontano, la famiglia, era un gruppo sociale che assolveva a funzioni di supporto nella vita quotidiana, contribuendo all’educazione dei figli, che erano un po’ figli di tutti coloro che alla famiglia appartenevano: nonni, zii, cugini oltre che i genitori.
Ora siamo individualisti, le famiglie sono meno numerose, la maggior parte dei bambini sono figli unici, ed i legami con i parenti spesso allentati a causa delle distanze geografiche e di stili di vita diametralmente opposti.
Anche lo sviluppo di abilità manuali che purtroppo, noi stessi ed i nostri bambini sempre più (spesso precocemente) stimolati dal punto di vista intellettuale, tendiamo a trascurare è esperienza preziosa. Tendiamo a dimenticare che nei primi anni di vita l’apprendimento avviene per il tramite delle esperienze corporee e sensoriali, ed i bambini d’oggi possiedono scarse abilità manuali. Manca il fatto di vedere genitori, nonni o zii impegnati a creare con le mani . Fare il pane, la pasta, piccoli lavori di riparazione sono occasioni preziose attraverso le quali i bambini possono imparare molto.
Il tempo trascorso ad occuparsi di alcune attività manuali, non è tempo sottratto ad attività considerate più nobili, ma al contrario, un modo per riappropriarcene, dedicato al trasmettere ai figli se siamo genitori, valori che entreranno a far parte del loro patrimonio culturale. Potrà sembrare una concezione semplicistica della cultura, ne è solo una piccola parte, ma è quella che, in tempi d’incertezza come quelli attuali, prima fra tutte desidero trasmettere ai miei figli.
