Viaggiare con i bambini può essere entusiasmante e frustrante al tempo stesso.
Io e mio marito amiamo moltissimo viaggiare, anche se non riusciamo a farlo quanto vorremmo, ed è naturale per noi coinvolgere i bambini in quelle che sono le nostre passioni. I viaggi non fanno eccezione.
Sono per natura una persona curiosa, tanto da trasformarmi in certe occasioni in una creatura avida. Quando mi reco in un posto interessante, quando leggo un libro che mi appassiona, o sono immersa in una attività che mi dà piacere, ci metto l’anima, non conosco mezze misure, non avverto la stanchezza, la fatica, od il sonno, e perdo la cognizione del tempo.
Naturalmente questa mia natura, é inconciliabile con i ritmi di un bambino, (in realtà era motivo di contrasto anche con mio marito, sottoposto a lunghe ed estenuanti maratone!). Non possiamo viaggiare con loro ed aspettarci di fare le stesse cose che faremmo se fossimo da soli, né nella stessa misura, perciò il fatto di avere dei figli ha inevitabilmente cambiato anche il nostro (soprattutto il mio) modo di programmare ed affrontare un viaggio.
Ho dovuto prima di tutto ridimensionare le mie aspettative, accettare che gli spostamenti divenissero per forza di cose più lunghi e meno agevoli, ed accettare il fatto che i bambini non sempre trovano divertente ciò che con le migliori intenzioni proponiamo loro, così, a volte, aspettandomi riconoscenza, ho ricevuto invece chiari segnali di astio e noia.
Ciò mi è servito da lezione inducendomi fare della necessità di divertirci TUTTI un criterio guida, anzi, IL criterio guida, nell’organizzare un viaggio con i bambini od una semplice gita fuori porta.
Una delle difficoltà incontrate quando erano più piccoli (ora le cose sono decisamente più semplici) era data dal conciliare le necessità di viaggio con le loro esigenze di nutrimento e sonno. Considerando che i miei bambini sono stati per lungo tempo dei piccoli insonni, lo sconvolgimento dei ritmi dovuto al viaggio non faceva che esacerbare questa nostra difficoltà, scoraggiandoci dall’intraprendere viaggi in paesi lontani, e di sommare alle consuete difficoltà, anche quelle dovute all’effetto del jetlag; ma con l’andare del tempo il problema si è gradatamente attenuato. Ci siamo inoltre resi conto che i bambini, appena più grandicelli, adorano infrangere le regole, e mettere sottosopra la routine.
Dopo le prime esperienze, ci siamo dovuti confrontare anche con la paura che non si divertissero. Ora invece cerchiamo sempre pianificare un itinerario che contenga anche attrazioni a misura di bambino, cosa che, se ci si reca in una grande città non è complicata, dato che le offerte e gli stimoli non mancano (acquari, musei per bambini, percorsi nei musei tradizionali appositamente studiati per i più piccoli).
Alcune difficoltà logistiche sono state risolte imparando dagli errori, e facendone tesoro. Ci sono cose che ad esempio per noi non possono mai mancare:
- kit da viaggio per i momenti d’attesa e durante il viaggio
- provviste da mangiare, e qualche piccola bottiglia d’acqua
- vestire i bambini a strati
- passeggino ultraleggero in alluminio. Risolve il problema dei pisolini pomeridiani, aiuta il bambino se è stanco e non vuole più camminare, è agevole da trasportare in aereo, metropolitana (se visitiamo una città) occupa poco spazio.
- una lista, conservata nel pc, con su scritte tutte, ma proprio tutte le cose che potrebbero servire in viaggio. Quando dobbiamo partire la stampo, e spunto le cose ad una ad una man mano che le metto in valigia. Questo mi aiuta a non cadere nella nevrosi dei preparativi, a rendere tutto più veloce, e ad essere tranquilla nella certezza d’avere con me tutto ciò che ci serve. Se qualcosa scappa, si può sempre acquistare.
Non c’è nessun’altra esperienza che possa far apprendere ai bambini più velocemente ed intensamente che un viaggio. Pensiamo al cibo, alla lingua, alle tradizioni che possono incontrare, ed a quanto più divertente sia per un bambino conoscere la storia, la geografia, o le scienze naturali con l’esperienza diretta in cui tutti i sensi risultano coinvolti piuttosto che con una lezione scolastica seguita dal banco.
Ci è accaduto che successivamente ad un nostro viaggio a scuola siano stati toccati temi che i bambini hanno vissuto o visto con i loro occhi (può trattarsi di un dipinto visto in un museo, o di un passo di storia). Anche per questo siamo soliti acquistare molti libri nei musei in modo da portare a casa oltre alle foto, anche un ricordo tangibile che possa essere ripreso in mano a distanza di tempo ed aiuti a far riemergere i ricordi.
Continuiamo a pianificare i nostri viaggi, ma sappiamo di dover interpretare i piani con flessibilità, sappiamo già in partenza che non riusciremo a veder tutto, e che ad alcune cose dovremo rinunciare, questo ci aiuta a mettere da parte sin dal principio aspettative irrealistiche, e ad affrontare più rilassati e disponibili nei loro confronti la vacanza che ci attende.
Inoltre cerchiamo di fare il possibile per coinvolgere i bambini nei preparativi, ma, soprattutto di creare un’atmosfera di eccitante attesa, sfogliando insieme libri, guardando documentari, foto, preparando assieme i bagagli.
Senza dimenticare di spiegare loro che cosa può accadere e che cosa ci aspettiamo, (ad esempio durante le attese, o le code per le procedure d’imbarco) di solito i bambini se lo sanno in anticipo e se sono stati preparati sono estremamente collaborativi.
Devo ammettere però, che una volta cambiata ottica, ho riscoperto il piacere di sostenere dei ritmi un più lenti, e di vedere le cose dal punto di vista dei bambini, i più grandi maestri da cui apprendere l’arte di vivere ed assaporare il momento presente, e, il piacere che traggo dal viaggiare, è addirittura aumentato. Guardare le cose con gli occhi di un bambino significa riempirli di meraviglia e stupore, significa vedere tutto senza filtri o pregiudizi, e lasciarsi condurre dall’istinto.
Voi viaggiate con i vostri bambini?
Quali sono i criteri che vi guidano nella scelta della meta, e dell’organizzazione di una vacanza o di un viaggio?
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