Per il Venerdì del Libro di oggi, la mia proposta riguarda una lettura che risale ad un paio di settimane fa, e che da allora si trovava tra le bozze in attesa dell’ispirazione necessaria per concluderne la recensione.
Il libro di questa settimana s’intitola “Se ti abbraccio non avere paura“, e rappresenta una delle rare occasioni in cui mi sono avvicinata all’acquisto di un libro dopo averne sentito parlare alla tv, che guardo piuttosto raramente.
I protagonisti sono padre e figlio, Franco ed Andrea. Andrea è affetto da autismo, diagnosticatogli a tre anni d’età.
Questo libro mi è piaciuto perchè ho amato ascoltarne il racconto direttamente dalla voce di chi l’ha immaginato; ho amato la passione, l’affetto ed il trasporto con cui uno dei due protagonisti, il padre, parlava della loro vita, della loro storia, e mi è piaciuta anche perchè, solo raramente purtroppo, si sente parlare di figli raccontati dai padri, un sentimento, quello dell’amore paterno, troppo spesso ingiustamente poco esplorato, e quindi ancora piuttosto misterioso.
La loro storia è magistralmente raccontata da Fulvio Ervas. Una storia vista tutta al maschile. Il racconto emozionante di Franco ed Andrea, si spiega infatti attraverso le parole vibranti e fluide di questo autore, alla cui penna la stesura del libro è stata affidata, e che per un anno ha raccolto le memorie di Franco per poi trasporle in un libro molto intenso e pieno di emozioni, malinconia ma anche gioia e voglia di vivere, tanta.
Il titolo del libro ne descrive efficacemente parte del contenuto, e la sua spiegazione costituisce un ottimo punto di partenza per avvicinarsi alla sua lettura, data l’abitudine di Andrea, con il tipico slancio e tutta la voglia di vivere dei suoi diciott’anni, di capire, “sentire” e conoscere le persone solo dopo averle abbracciate ed averne accarezzato la pancia, parte del corpo, capace di trasmettergli vibrazioni e sensazioni intense circa l’anima delle persone cui appartiene.
Il lungo viaggio narrato nel libro, un viaggio quasi interamente in moto, che padre e figlio intraprendono tra Stati Uniti, Messico e Guatemala, diviene metafora dell’altro viaggio ancora più lungo, un viaggio lungo una vita, che la famiglia vive da quando ad Andrea fu diagnosticato l’autismo, uno di quei viaggi per i quali, secondo le parole del libro:”non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima“.
Il loro è un viaggio avventuroso, dove tutto viene lasciato all’istinto ed al desiderio del momento, contrariamente ai suggerimenti di medici e specialisti, che vedono nella routine e nella prevedibilità, una tra le più grandi necessità dei soggetti autistici, ma Franco trova la volontà di seguire coraggiosamente ciò che il suo istinto di padre gli impone di fare.
Un viaggio solo apparentemente senza meta, in cui i pensieri rincorrono i paesaggi, sempre diversi, mai uguali a sè stessi, ed in cui si vivono luoghi e persone, un viaggio durante il quale Andrea riesce a lasciare tracce di sè in chiunque incontri, frammenti lievi, minuscoli e silenziosi eppure percepibilissimi, come la sua abitudine a ridurre in pezzetti qualsiasi oggetto di carta gli capiti sottomano, compresa una preziosa lettera che lui ed il padre si sono impegnati a consegnare alla fine del loro lungo viaggio, e che riusciranno a ricostruire.
Questo viaggio è anche l’avventura di chi non si arrende, e decide di seguire l’intuito, di vivere la vita a modo proprio, di non accantonare la voglia di sognare e di non smettere mai di sperare, compreso Andrea, che con dolorosa lucidità vive il suo disagio lasciando alla tastiera di un computer il compito di trasmettere le sue poche, essenziali ma disarmanti (tanto sono chiare), parole circa la consapevolezza della sua condizione.
I proventi derivanti dalla vendita del libro destinati alla famiglia Antonello, saranno devoluti ad un ragazzo del Costarica, incontrato duante il viaggio dal quale è nato il libro, ragazzo nel quale Franco ha riconosciuto gli inequivocabili segni dell’autismo.
Franco Antonello è anche presidente della fondazione I bambini delle fate, fondazione senza scopo di lucro a sostegno delle disabilità infantili e della ricerca.
Ricordo inoltre la Giornata Mondiale dell’Autismo che ricorre il 2 aprile di ogni anno, istituita nel 2008 dalle Nazioni Unite, per ricordare che per questo disturbo, ancora in gran parte misterioso, ed incompreso, nonostante i progressi nella ricerca e nella diagnosi, si può fare ancora molto, soprattutto intervenendo nei primissimi anni di vita, e, negli anni successivi, per migliorare la qualità dell’integrazione sociale, l’efficacia della comunicazione di chi ne soffre, ma anche per supportare le famiglie degli stessi.









