Se esiste un uomo non violento, perche’ non puo’ esistere una famiglia non violenta? E perche’ non un villaggio? una citta’, un paese, un mondo non violento? (Gandhi)
Apro questo post con un’immagine ed una frase significative che mi sono molto piaciute e che riporto direttamente dal sito Non togliermi il sorriso. So di aver in passato ripetutamente scritto su questo argomento, ma molti di voi avranno capito quanto mi stia a cuore il tema, pertanto continuerò a scriverne, parlarne e ricordarlo, ogniqualvolta se ne presenterà l’occasione, senza stancarmi e senza temere di risultare ripetitiva. I miei pensieri al riguardo sono già stati ampiamente chiariti in passato, vi rimandando pertanto ai link che troverete in fondo al post per eventuali approfondimenti. Tra le mie intenzioni stavolta vi è quella di risultare breve e sintetica, nonostante non sia certa di riuscire a rimanere fedele al mio proposito dal momento che il tema dell’educazione non violenta riesce a suscitare in me emozioni molto forti ed intense oltre che grande partecipazione personale.
Mi limiterò per ora a raccontare lo scopo di questa iniziativa. Genitori Channel, in collaborazione con Non togliermi il sorriso, propone una rassegna intitolata Liberi di non picchiare che si protrarrà per l’intero mese di novembre. La rassegna includerà una serie di pezzi, testimonianze e riflessioni incentrate intorno al tema della violenza usata con intento “educativo” ed alle sue alternative.
In realtà, il titolo della rassegna, incentrandosi sul concetto di libertà, racchiude nella scelta delle poche parole di cui si compone, tutto un mondo di sfumature. Libertà perché il genitore che picchia, in realtà è tutto fuorché libero. Il genitore che percuote suo figlio obbedisce ad un impulso incoercibile e distorto che altro non è che l’esteriorizzazione di un modello di comportamento distruttivo precocemente interiorizzato e successivamente fatto proprio, per non aver conosciuto nulla di meglio.
E’ inutile nascondercelo. Chi picchia è stato a sua volta picchiato. E’ inesorabile. si puo’ averlo rimosso, razionalizzato, giustificato, minimizzato, perdonato, ma non si puo’ cancellare il passato. Non alludo solamente alla violenza cieca, eclatante e ben visibile, quella che lascia inequivocabili segni nel corpo oltre che nell’anima di chi la subisce. Includo anche la violenza più sottile, la violenza verbale, la derisione, lo scherno, la denigrazione, gli insulti il ricatto psicologico, il facile sarcasmo ed infine, lo scappellotto, od il famoso sculaccione, quello che “ non ha mai fatto male a nessuno” e che “tanto sono diventato grande lo stesso e guardami, ti sembro forse traumatizzato?“.
Ogni genitore sa quanto possa essere difficile stare con i propri figli. Gli impegni di lavoro, le incombenze domestiche, la privazione di sonno sono fattori che contribuiscono ad erodere le nostre capacità di ascolto e l’empatia con cui ci dovremmo accostare a loro; se a questo sommiamo il fatto che pochi hanno potuto sperimentare validi ed alternativi modelli educativi di riferimento, il meccanismo della coazione a ripetere (il più delle volte inconscio) sarà quasi inesorabile. Ma riflettiamoci bene, anche nostro marito, i nostri colleghi, i nostri amici a volte ci fanno perdere la pazienza, ci irritano, ci stancano, eppure, vi sono dei limiti che con loro rispettiamo e non ci sogneremmo mai di mettere in discussione, ma che quando si tratta dei nostri figli ci sentiamo autorizzati a valicare in ragione di una supposta funzione educativa o diritto di correzione che sarebbero connaturati alla vilenza. Tali funzioni giustificherebbero l’uso delle mani o dell’aggressività verbale. Forse che quelle persone meritino maggiore considerazione rispetto ai nostri figli? Certo che no, non amiamo nessuno al mondo più dei nostri figli. O forse queste persone a differenza dei nostri figli non sono di nostra proprietà? Quest’ultima domanda vuole naturalmente essere retorica e provocatoria al tempo stesso. O forse ancora, ed e’ la più vile tra le spiegazioni che riesco ad azzardare, quella che mi ripugna pensare, i nostri bambini non sono in grado di difendersi e si tratta solo di una delle tante applicazioni della legge del più forte che ancora una volta riesce a farla da padrona? La prossima volta che nostro figlio ci farà perdere le staffe contiamo dunque fino a dieci prima di reagire e rispondiamo alle domande di cui sopra. Pensiamo anche al bambino impaurito che molti sono stati ed a cui e’ stato inflitto un trattamento analogo a quello che saremmo tentati di riservare a nostro figlio. Sarà molto meno complicato resistere ad impulsi distruttivi che faranno del male ad entrambi. Mi rendo conto di aver usato immagini intense e volutamente evocative, ma credo ce ne sia un forte bisogno per smuovere le coscienze di tutti su di un argomento vergognosamente trascurato. Concludo il post, che al contrario delle mie intenzioni e’ stato ancora una volta più lungo del necessario, con i seguenti link per chi ha la voglia e, soprattutto il tempo, di continuare a leggere.
- Qui il mio primo post sulla modalità dell’attachment parenting.
- Qui troverete un ulteriore vecchio post sull’educazione non violenta.
- Qui un post su come parlare del delicato tema della violenza con i bambini, e le teorie di Alice Miller, una delle persone che hanno lavorato più alacremente sullo studio e sulla diffusione della consapevolezza di quanto siano sbagliati i modelli di comportamento cui generalmente facciamo riferimento per relazionarci con i nostri bambini.
- Qui un post sul più famoso libro di Jesper Juul, autore che propone uno degli approcci tra i più sensati per mettersi in ascolto con i nostri figli, non importa di quale età.
- Qui infine un post più recente sul libro “Genitori con il cuore” scritto da Jan Hunt, promotrice del progetto The Natural Child Project da cui deriva il sito italiano Non togliermi il sorriso.









