L’aspetto più duro della maternità (della mia) si è finora giocato durante le ore notturne. Il momento della giornata consacrato al sonno ed al riposo, è stato per interminabili mesi per me e mio marito un vero e proprio incubo. Ho per lungo tempo vissuto l’avvicinarsi delle ore serali con un serpeggiante senso d’apprensione frammisto ad angoscia, ed ho misurato il mio essere una buona madre con il numero di ore spesso neppure intere di sonno che mio figlio (il maggiore) riusciva a totalizzare senza svegliarsi durante la notte. Ero convinta che, il suo modo di dormire, o meglio, non dormire, fosse conseguenza diretta del mio modo sbagliato di essere madre.
Mi ci è voluto del tempo, confesso molto, troppo, per capire che mio figlio apparteneva alla categoria di quei bambini che il pediatra William Sears, definiva “ad alta richiesta” , un bambino particolarmente sensibile agli stimoli esterni ed interni, con reazioni intense ed immediate, e poco “adattabile”, e mi ci è voluto altrettanto tempo, per capire che il fatto che si svegliasse frequentemente non fosse l’eccezione per un bambino appena nato, bensì la regola. Mi ci è voluto del tempo per capire anche che lo scottante tema sonno-bambini, cela molta omertà tra i genitori, e che sono davvero pochi quelli disposti a confessare che i propri figli si svegliano spesso, nella convinzione che passi in questo modo l’idea di essere dei genitori incapaci di educare i propri bambini.
L’esperienza, il tempo, le letture, e, soprattutto, l’ostinazione a fare di testa mia ed ignorare i consigli che si sprecavano da parte di chi mi circondava, mi hanno aiutata a ridimensionare le mie irrealistiche aspettative, ed a riconoscere, che tutti i bambini dormono, ma in modo profondamente differente rispetto a quello di un adulto, e che è assolutamente normale non solo che un bambino piccolo si risvegli ripetutamente nel corso di una stessa notte, a volte (come nel nostro caso per anni) ma anche che al momento del risveglio, ricerchi la presenza del genitore, utilizzando il pianto per comunicare i suoi bisogni ed invocare in questo modo l’ intervento del genitore stesso.
Una volta compreso questo, non si può non concludere che la responsabilità di queste errate convinzioni sia imputabile alla cultura dominante nella nostra società, una cultura totalmente contro natura, che incentiva un accudimento a basso contatto fisico tra madre e figlio. Questo spiega la massiccia diffusione di convinzioni ed aspettative errate circa il sonno dei bambini, e più in generale, delle loro necessità, ed il successo di disumani metodi di adattamento precoce all’autonomia.
La mia scelta di dormire con i miei bambini devo ammettere, non è stata, perlomeno inizialmente, operata in modo consapevole, è stata piuttosto una sorta di “extrema ratio”, una misura presa a causa dell’esasperazione e della stanchezza fisica e mentale. Prendere i miei figli a letto con me, non ha miracolosamente fatto cessare o diradare i loro numerosi risvegli, ma ne ha facilitato la gestione da parte nostra, favorendone il riaddormentamento ed accorciandone i tempi necessari. Con il tempo le mie convinzioni si sono fatte più profonde e consapevoli, e, con il tempo, le cose sono considerevolmente migliorate, ma i miei bambini hanno entrambi abbandonato (con sporadiche ed ancora attuali incursioni dettate però ora dal piacere) il lettone a quattro anni suonati, dal momento che il sonno condiviso ho scoperto col tempo piacere molto anche a me, ed essere un modo per “rimediare” al tempo a volte scarso, trascorso insieme nel corso della giornata, ed alla necessità di contatto fisico tra bambini e noi genitori.
Ci sarebbe molto da dire sul sonno dei bambini, ma io non sono un’esperta, sono solo la madre di due ex (fortunatamente) bambini nottambuli, e mi sono limitata a scrivere della mia esperienza personale, di quel che ha funzionato per noi e l’insegnamento che ne abbiamo tratto. Non credo esista un sistema valido per tutti, ma credo ci siano però cose che devono essere evitate, che si tratti di risolvere la questione-nanna o qualsiasi altra difficoltà con i propri bambini: quando un piccolo piange, sempre, anche se si è scelto di non farlo dormire con sè, il bambino va rassicurato, tenendolo per mano, accarezzandolo, cullandolo, ma MAI lasciato piangere, MAI lasciato da solo, in questo modo il bambino non imparerà miracolosamente a dormire da solo, non imparerà ad essere indipendente (tutt’altro, lo renderà insicuro) non imparerà le regole, l’unica lezione che apprenderà, sarà che i suoi bisogni in quanto sistematicamente ignorati non sono importanti, che lui stesso non è importante.
Ora voglio ancora una volta parlare di libri.
Sono solita affermare che alcuni libri “mi hanno salvato la vita“. Sono consapevole di quanto quest’affermazione possa risultare forte, e la scelta è voluta. Solo chi ha patito la sistematica, sottolineo sistematica e duratura privazione del sonno, può comprendere quanto essa possa influire sui propri comportamenti, sulla lucidità di pensiero, sull’umore e sulla conseguente capacità di essere dei genitori empatici, pronti all’ascolto ed ad un accudimento che sia autenticamente premuroso ed amorevole, quindi voglio lasciarvi con alcune (poche ma preziose) indicazioni bibliografiche che mi sono state davvero utili nei momenti più bui e burrascosi e nelle quali ho trovato tutte le risposte alle domande che mi ponevo.
- Genitori di giorno e di notte William Sears La Leche League: Il celebre pediatra spiega in questo libro i meccanismi e la fisiologia del sonno infantile, e spiega ai genitori come esserlo anche di notte, quali siano cioè i nostri comportamenti e le pratiche utili per far fronte ai risvegli notturni e per favorire l’addormentamento-riaddormentamento dei piccoli insonni.
- Besame mucho Carlos Maria Gonzales Coleman: questo libro non ha bisogno di alcuna presentazione, contiene la risposta a qualsiasi domanda o dubbio un genitore si ponga su quale sia la strada giusta da seguire nel crescere i propri bambini, con un unico semplice e disarmante suggerimento pieno di saggezza e buon senso, quello di imparare a riconoscere e dar credito all’istinto genitoriale. Il libro smaschera ogni pregiudizio, tabù o falsa convinzione, comprese quelle sul sonno infantile, schierandosi spudoratamente dalla parte dei bambini e ripudiando con convinzione ogni teoria supposta educativa, che si fondi sull’esercizio della forza e dell’imposizione.
- Facciamo la nanna Grazia Hoenegger Fresco Il Leone Verde: l’autrice, allieva di Maria Montessori, ed autrice di numerosi altri bellissimi libri sulla genitorialità, scrive un libro che si richiama (in antitesi) ad un altro purtroppo popolare libro, Fate la nanna, di Eduard Estivill, tracciando un interessante raffronto tra le disumane teorie di Estivill e quelli che sono invece i reali bisogni dei bambini, dimostrando quanto poco coincidano. Vi consiglierei di leggere anche il libro di Estivill (non di acquistarlo naturalmente, ma di farvelo prestare) per capire tutto ciò che invece NON si deve fare per far dormire un bambino.
Purtroppo, non ho potuto aprire il post con una bella foto in cui raggruppare tutti i libri in questione come avrei voluto, perchè sono “sparsi” tra le mani di conoscenti ed amiche cui sono stati prestati.
C’entra poco con il contenuto del post di oggi, ma molto con la forma e l’approccio, l’oggetto della mia rubrica Bambini in cucina: ricette e idee pronte in tavola che troverete sul sito de Il bambino naturale. Da ex bambina inappetente e cronicamente sottopeso qual’ero prima, a madre di bambino inappetente poi, mi sta molto a cuore il rapporto tra cibo e bambini e le difficoltà che noi genitori incontriamo quando si tratta di trovare un punto d’incontro tra il rispetto dei gusti dei piccoli di casa e le necessità di una dieta equilibrata ed adeguatamente nutriente. Sul sito potrete leggere il pezzo completo.









