Per il Venerdì del Libro di oggi, presento anche stavolta un testo che senz’altro molti di voi conoscono ed avranno letto: I monologhi della vagina di Eve Ensler. La Ensler, poetessa, sceneggiatrice, drammaturga e molto altro ancora, ha fatto conoscere questo famosissimo libro, scritto nel 1996, e l’ha portato in scena nei teatri di tutto il mondo, facendolo tradurre in trentacinque lingue.
Si tratta di uno spettacolo teatrale, ispirato a dialoghi ed interviste che la Ensler ha condotto con donne di ogni età, credo religioso, estrazione sociale, grado d’istruzione ed inclinazione sessuale. Il suo spettacolo, sotto forma di monologhi, spesso affidati all’interpretazione di celebri attrici, è divenuto in questo modo un coro di voci, a tratti trasgressivo, altri ironico, altri ancora drammatico e crudele. A parlare però, è sempre la vagina, che dà voce ai bisogni delle donne, e consente di sdoganare al tempo stesso l’uso di un vocabolo ancora per molti innominabile perchè imbarazzante.
I monologhi, riguardano temi differenti tra loro, ma tutti attinenti alla femminilità, la nascita ed il parto, la vita sessuale, l’aborto, la contraccezione, e purtroppo assai spesso la violenza.
Perchè ho deciso di recensire questo libro? Pensai di farlo ormai mesi fa, in occasione della Festa della donna, ricorrenza spesso snobbata a causa della superficialità da cui nel corso del tempo é venuta purtroppo caratterizzandosi, ma che, potrebbe possedere un significato simbolico fortissimo e potente, e così, credo, dovrebbe essere interpretata da tutti noi, come occasione per celebrare la femminilità in ogni sua più complessa sfaccettatura, integrandosi con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza alle Donne che si celebra invece il 25 novembre. Negli ultimi giorni, le prime pagine dei giornali sono tragicamente piene di episodi di violenza inaudita ed efferata nei confronti delle donne, spesso perpetrata dagli uomini della loro vita, padri, fratelli, mariti e compagni, e questo libro mi pare più che mai attuale.
Secondo la Ensler, donna dal passato segnato dalle molestie perpetrate dal padre con la omertà/connivenza della madre, l’emancipazione delle donne, passa anche dalla sessualità, ecco il perchè del titolo. Il libro intero è un invito, a volte provocatorio ed irriverente, alla presa di coscienza femminile, ma è un libro che farebbe bene soprattutto agli uomini leggere.
Nel testo il tema della violenza è ricorrente. Se ne parla a proposito di stupro e molestie sessuali, a proposito di mutilazioni genitali, pratica ancora diffusissima in alcune parti del mondo, laddove la violenza, insensata ed inaudita, è retaggio di una sottocultura malata e misogina purtroppo ancora conclamata; ma se ne parla anche a proposito di aborto, non solo quello scelto dalla donna con dolorosa consapevolezza, ma anche quello conseguente alle violenze sessuali in Bosnia, dove lo stupro sistematico è stato utilizzato come un’autentica e vile arma da guerra, e dove l’aborto non è stato altro che il perpetrarsi di quella violenza subita al momento dello stupro da cui la gravidanza è stata generata. Si parla però anche della violenza più strisciante e subdola, quella vissuta in altre più “evolute” e progredite società, dal momento che la violenza può assumere molteplici forme per palesarsi.
E’ proprio dallo straordinario successo di questo spettacolo che è nato il V-Day, come movimento di lotta agli abusi, di cui il libro parla generosamente nella sua parte conclusiva.
Tanti gli stati d’animo e le emozioni sollevate dalla lettura di questo libro, spesso antagonisti tra loro e contrastanti. A momenti esilaranti, commoventi, divertenti ed ironici, quando si parla di sesso al femminile, se ne alternano altri di rabbia e profonda indignazione per le tematiche più crude, scottanti ed attuali, come l’incesto; ed altri ancora, di fronte ai quali sono rimasta in tutta franchezza senza parole.
Inevitabili sono gli sviluppi e le considerazioni di tipo culturale, religioso, etico, morale, politico, che possono essere tanti quante sono le teste, ma c’è anche molto sentimento in questo libro.
Non mi voglio addentrare in un’esame sociologico del fenomeno, sulle sue cause, e sul perchè, non fa parte dell’oggetto di questo post, anche se ci si potrebbe discutere per giorni interi senza riuscire a sviscerarlo, e, magari tra i commenti uscirà senz’altro qualche spunto di riflessione in più, è tuttavia imprescindibile parlare ai nostri figli ed alle nostre figlie, studenti e studentesse, di dignità del genere femminile, sensibilizzandoli sul fatto che si tratta di un problema niente affatto teorico, ricordare che la questione femminile è tutt’altro che risolta, e che spesso non occorre andar tanto lontano per averne prova.
Io sono la madre di due figli maschi, e, sento a volte sulle spalle una grossa responsabilità, quella di contribuire a crescere degli uomini, perchè credo che alle origini di ogni fenomeno di violenza ci siano radici culturali, come dicevo qui, e come le teorie di Alice Miller efficacemente sostengono, e, sono persuasa del fatto che lo spesso inconsapevole perpetrarsi di una mentalità patriarcale costituisca lo zoccolo più duro da eliminare. Ancora una volta, l’educazione e la formazione partono dalla famiglia, e si sviluppano negli anni successivi in un rapporto di dialogo tra questa e la scuola, prendendo le mosse da quella pacifica ed armoniosa convivenza con il diverso che parte dal rispetto per la prima forma di “altro da sè” di cui i nostri figli divengono consapevoli: la differenza sessuale, per estirpare quella misoginia, che, sono convinta, origina tra le pareti domestiche.
In definitiva, questo è il libro che regalerei a mia figlia, se una ne avessi, ma è anche il libro che lascerò un giorno “casualmente” in giro per casa, quando i miei figli saranno grandi abbastanza, nella speranza che ne siano incuriositi al punto da leggerlo, ed indignarsi come è giusto che sia.


