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La zuppa di miso è un caposaldo della cultura gastronomica giapponese ed appartiene alla sua tradizione culinaria non meno del sushi di cui troverete una versione completamente veg che pubblicai qualche mese fa qui. A noi piace tantissimo la cucina etnica, in particolare quella orientale. La cucina giapponese, quella cinese, la cucina indiana, la thai e quella indonesiana sono in assoluto le mie preferite  perché offrono innumerevoli opzioni soddisfacenti e gustose anche per chi, come me, non consuma carne e pesce, e solo occasionalmente latte e derivati.

La zuppa di miso è un piatto corroborante, e,  insieme a tanti altri, è anche colonna portante della controversa dieta macrobiotica, cui per un certo periodo di tempo mi sono appassionata come ciclicamente mi accade, approfondendone ogni aspetto, compreso quello filosofico, dal momento che mi piace sperimentare e poi tenere con me le cose che mi piacciono di più.

In realtà, l’elemento comune che unisce le innumerevoli versioni della zuppa di miso che ho sperimentato negli anni, è proprio quest’ultimo ingrediente da cui prende il nome. Il miso è un condimento piuttosto concentrato e ricco di sale, che si presenta sotto forma di pasta densa e scura ottenuta grazie alla fermentazione di fagioli di soia e sale, cui vengono aggiunti a volte cereali come orzo, riso o grano. La fermentazione avviene ad opera di batteri che rendono il miso un alimento altamente nutriente, che favorisce il processo digestivo e  contribuisce a mantenere il corretto stato di salute della delicata flora batterica intestinale a condizione di non essere pastorizzato. In caso contrario i fermenti in esso contenuti potrebbero aver perduto la loro vitalità e quindi gran parte delle loro virtù.

Per questa stessa ragione è importante che il miso non venga mai cotto, ma aggiunto a zuppe, minestre e qualsiasi piatto si desideri insaporire a fuoco spento, dopo che la cottura degli altri ingredienti sarà completa.

Una lunga fermentazione garantisce un miso di qualità superiore rispetto a quello che si ottiene grazie ad una fermentazione breve. Il miso contiene tra l’altro molti sali minerali, acido linolenico e zuccheri complessi.

Potrete pensare alla zuppa di miso come un efficace sistema per svuotare il frigorifero degli avanzi di ortaggi, questo è di solito il modo in cui mi comporto io. Se avete qualche carota solitaria, un cavolfiore che ha visto tempi migliori e qualche foglia di broccolo triste siete già a buon punto. Se poi avete un po’ di riso, orzo, miglio o qualche altro cereale avanzato dal pranzo ancora meglio.

La mia zuppa di miso ”svuotafrigorifero” di qualche giorno fa comprendeva:

  • una grossa carota
  • un pezzetto di zucca
  • due piccole zucchine
  • un cipollotto
  • un pezzo di alga wakame precedentemente ammollata
  • qualche fungo shiitake lasciato ammorbidire con l’alga
  • qualche foglia esterna dei broccoli destinata al brodo
  • una manciata di tofu tagliato a dadini
  • un pezzetto di zenzero spremuto
  • brodo vegetale

Lavate e spuntate le zucchine, sbucciate e spuntate la carota e la zucca e tagliatele a cubetti. Tagliuzzate i funghi e le foglie del broccolo e affettate a rondelle sottili il cipollotto.

Mettete a bollire l’acqua di ammollo dei funghi e dell’alga cui avrete aggiunto del brodo vegetale o in mancanza, della semplice acqua insieme alle verdure, alle alghe ed al tofu, cuocendole come piace a voi. A me piacciono appena scottate e croccanti. In questo caso, ho tuffato nel brodo insieme alle verdure, delle fettuccine di riso portandoli a cottura insieme. A questo punto, potrete aggiungere il miso.

Prelevate dalla pentola un mestolo di brodo ed aggiungetevi un cucchiaino di miso per ciascun commensale. Con l’aiuto di un cucchiaio stemperatelo in modo da scioglierlo completamente e solo allora potrete unirlo al resto della zuppa.

Mettete nei piatti e gustate la vostra zuppa ben calda.

Ottima durante la stagione invernale come primo piatto in sostituzione del passato o della consueta minestra di verdure.

Buon appetito!

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