Non credo che questo tenero e goloso orsetto “senza cervello” abbia bisogno di presentazioni, ma trovo la sua storia e le sue origini estremamente affascinanti, perciò, per questo Venerdì del Libro, voglio parlarne più approfonditamente, e condividere con voi quel che già sapevo oltre a ciò che ho scoperto più recentemente. Sono stata ancora una volta stimolata dai vostri commenti in occasione del post su Beatrix Potter, a riprendere in mano questo libro che tanto abbiamo apprezzato, certa che alcuni tra voi sapranno arricchire la mia recensione con il proprio contributo.
Il primo Winnie Pooh fa la sua comparsa nel lontano 1926, e deve la sua paternità ad Alan Alexander Milne ed al figlioletto Cristopher Robin.
Prima dobbiamo però fare qualche passo indietro e ricordare alcuni antecedenti. La storia di Winnie Pooh è infatti strettamente correlata ad altre vicende verificatesi negli anni precedenti, che hanno con ogni probabilità contribuito a determinarne la nascita, prima fra tutte quella del celeberrimo orsetto Teddy Bear. Pare infatti, che l’allora presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt, detto anche Teddy, decise di risparmiare in occasione di una battuta di caccia all’ orso Grizzly, nella quale era esperto, un cucciolo catturato e legato ad un albero per permettere al presidente di abbatterlo rimediando ad una sessione di caccia stranamente infruttuosa. Roosvelt decise di risparmiare la povera bestia, e l’orsetto divenne un simbolo. Qualcuno ebbe successivamente la felice idea di riprodurre l’animale sotto forma di peluche chiamandolo col nomignolo con cui era conosciuto lo stesso Roosvelt dai suoi amici: Teddy. Nacque in questo modo un’autentica moda che a distanza di oltre un secolo non conosce declino, quella di Teddy Bear.
Vi è un secondo episodio da narrare che spiega la nascita di Winnie Pooh. Durante la seconda guerra mondiale, le truppe canadesi stavano viaggiando in treno da Winnipeg, nello stato di Manitoba, verso la costa est del Canada per poi imbarcarsi verso l’Europa. Il luogotenente acquistò per pochi denari, un cucciolo di orso da un cacciatore che ne aveva ucciso la madre. Decise di chiamarlo Winnipeg, dato che la sua terra d’origine erano i boschi di quella zona, e, visto il suo carattere mansueto, tutti lo conobbero come Winnie.
Il cucciolo divenne la mascotte della brigata, e, giunto in Gran Bretagna fu portato allo zoo di Londra. Milne, constatò quanto suo figlio Christopher Robin fosse affezionato all’orso Winnie, ogniqualvolta si recavano in visita presso lo zoo della città, tanto che Christopher Robin finì per chiamare il suo orsetto di pezza esattamente come quello in carne ed ossa conosciuto allo zoo.
Milne iniziò a scrivere una serie di racconti su Winnie-the-Pooh, il suo bambino Christopher Robin, i loro amichetti di peluche e tutte le loro avventure; infatti, esattamente come avvenne per l’orsetto Winnie the Pooh, anche molti altri protagonisti dei racconti di Milne, e l’indimenticabile Bosco dei 100 acri, vicino alla casa in cui la famiglia di Milne risiedeva, sono ispirati ai compagni di gioco di pezza del piccolo Cristopher Robin ed a ricordi della sua infanzia.
Il primo libro fu pubblicato nel 1926. Tutti i protagonisti dei racconti che lo compongono, furono magnificamente illustrati in bianco e nero dalla talentuosa penna di Ernest Howard Shepard, che ritraggono lo svampito orsacchiotto proprio come un pupazzo, con tanto di cuciture a vista, che nonostante le infelici rivisitazioni disneyane continuano a mio modesto avviso a conservare tutto il loro fascino antico e ad essere tuttora indimenticabili.
Tutti i libri dedicati all’orsetto Winnie Pooh divennero i più amati dai bambini dell’epoca, li adoravano anche le figlie di Walt Disney, e questo indusse il celebre produttore a realizzare il primo film a lui dedicato nel 1966, cui va riconosciuto il merito di aver fatto conoscere le sue storie a tutto il mondo.
Più che una recensione, questa è una ricostruzione della storia del personaggio e della sua nascita, che trovo interessanti tanto quanto i deliziosi racconti contenuti nel libro, e che mi sembrava giusto restituire alla versione originaria, senz’altro trascurata dalle innumerevoli riproduzioni disneyane, tanto da aver reso le edizioni fedeli alle reali origini una rarità sconosciuta ai più. Il libro è un classico irrinunciabile, che introduce nel più tenero e bello dei modi i bambini appena più grandicelli al genere della narrativa, pertanto a mio avviso imperdibile, anche per gli adulti.
Piccolo aggiornamento dell’ultimo minuto: (sono molto sbadata!) oggi per la rubrica Bambini in cucina: ricette e idee pronte in tavola, sul sito de Il bambino Naturale, trovate un suggerimento semplice per trovare impiego ad una gradevole erba aromatica, la menta, tenetelo da conto per la primavera che prima o poi dicono arriverà sul serio.

Winnie-the-Pooh fa parte della tradizione delle fiabe naturali molto diffusa nell’Europa del nord, in genere scritte come ‘sceneggiatura’ di un pet, un animale topico, di fiducia, di un bambino (animale che può essere vero o come in questo caso di pelouche). Anche io l’ho amato molto, quello vero! Così come ho amato Bambi (quello vero), più tardi La collina dei conigli, Il vento nei salici.
In tema di orsi, mi vengono in mente le avventure a fumetti dell’Orso Petzi. Meravigliose!
L’orso Petzi non lo conosco affatto, ora corro ad informarmi.
Grazie ‘povna.
Qualche notizia, qui. Magari ne parlo il prossimo venerdì!
http://bilinguepergioco.com/2012/03/23/un-orso-marinaio-con-un-debole-per-le-frittelle-rasmus-klump-ovvero-petzi/
Grazie ‘povna!
invece io ci ho messo un po’ ad apprezzarlo, forse per tutta la commercializzazione di questo personaggio che mi aveva un po’ oscurato la poesia, la bellezza e la semplicità…
Da noi invece, ci ha messo un po’ ad apprezzarlo mio figlio quando gliel’ho proposto, ma perchè, impaziente com’ero, lo lessi in anticipo sui tempi, era ancora troppo piccolo.
Ciao!
Grazie Michela, questo post è davvero interessante, sono rimasta però agghiacciata davanti all’immagine del povero orsetto orfano legato a un albero perchè lo abbattessero – ben inteso è una critica alla barbarie del gesto non a te che l’hai ripotartata -. Meno male che TR si è rivelato un uomo di buon cuore in questa occasione. La ricostruzione dell’uso di Teddy Bear è molto interessante, la racconterò – epurata – a mia figlia che me ne ha chiesto conto più volte
Io ho fatto un percorso un po’ strano per arrivare a amare WtP e in molta parte lo devo all’analisi di una mia amica carissima che me l’ha presentato come un personaggio candido, sempre positivo, sempre buono e molto divertente. Lei lo riprende quando è abbruttita dalla cronaca (un’altra mamma che legge i libri per bambini
).
All’inizio mi sono chiesta chi fosse Cristopher Robin perché era nel testo di una canzoncina che hanno fatto imparare al play group di mia figlia 2 anni fa. Poi mi hanno regalato l’e-book in lingua originale e ce lo siamo letto a pezzi nelle vacanze estive scorse e poi alla svendita del noto affittacassette ho recuperato un volumetto Disney, che a mia figlia è piaciuto anche di più perchè illustrato.
Insomma, WtP in casa mia piace… ciao!
allora prenderò l’e-book….
Alessandra io me lo sono trovato in omaggio scaricando l’app
tienine conto
Cara Cì, anche a me piace particolarmente per gli stessi motivi: il candore, la purezza d’animo, la gentilezza, l’ingenuità ed il suo buon cuore, tutte qualità tipicamente infantili.L’episodio dell’orsetto legato all’albero lo conobbi qualche tempo fa leggendo un libro sui Teddy Bear, che a me piacciono tanto e che per mia cognata sono un’autentica addiction, e mi colpì, turbandomi particolarmente.
Grazie per lo spunto e-book ;-D
Michela
Io adoro Winnie the Pooh. E adoro anche tutti i suoi amici. Ognuno è importante nel Bosco dei Cento Agri, anche quello scontroso di Tappo.
Secondo me Winnie non è così sciocco come noi pensiamo. Io lo definirei molto zen e forse dobbiamo imparare tutti ad essere “sciocchi” come lui.
Buon fine settimana e un abbraccio!
Sono pienamente d’accordo con te Catia, Winnie ha davvero molto da insegnare (molto più agli adulti che ai bambini).
Buon week end pure a te cara.
Michela
Grazie per questo post, Michela, perchè mi hai permesso di ricostruire una storia che conoscevo solo in parte.
Winnie non è un personaggio molto amato in casa nostra, ma forse recuparando l’originale potremmo riproporlo, vediamo.
Sono molto contenta dei libri citati da ‘povna, tutti amatissimi.
Grazie a te cara, mi spiace che Winnie the Pooh non sia molto amato, ma ti assicuro che anche qui ci hanno messo un po’ per apprezzarlo, forse quando Pietro sarà più grande potrai recuperare l’originale e vedrai che imparerà ad amarne la dolcezza e “l’ingenua ironia”.
A presto,
Michela
Anche io ritengo Winnie tutt’altro che sciocco…
Non mi ero mai interessata ai retroscena di winnie non avendolo mai particolarmente amato, ma dopo il tuo post gli darò sicuramente un’altra possibilità.
Da piccola sono cresciuta con le storie dell’Orso Petzi che citava la povna e pure l’orso Paddington.
Ed io invece non conoscevo l’orso Petzi, o perlomeno non ne conservo memoria, vedi, i VdL servono pure a questo! ;-D
Michela, splendido post (again!)
Ho “incontrato” WtP per la prima volta mentre lavoravo alla tesi su Beatrix Potter. Ho letto entrambi i libri (Winnie-the-Pooh e il suo seguito The House At Pooh’s Corner) in un fiato, una sera prima di andare a dormire (il “nottambulismo” comincia da giovani…) e ricordo di avere pensato: “Se non avessi già iniziato il lavoro su B.P. farei una tesi sul linguaggio di questi due libri”. Perché i libri di Milne presentano, dal punto di vista linguistico, molti aspetti innovativi, che li differenziano dalle storie di animali che li hanno preceduti (e immediatamente seguiti): in quelle storie (The Wind in the Willows, The Jungle Books, The Just So Stories prima, A Bear Called Paddington, dopo, per citare alcuni esempi in ambito anglosassone, perché è quello che conosco meglio) gli animali, infatti, parlavano con una proprietà lessicale tipica degli adulti, cioè con un linguaggio alquanto lontano da quello dei fanciulli a cui le storie venivano indirizzate. In Winnie-the-Pooh e il suo seguito invece, il tipo di registro che prevale è quello del lessico ancora incerto, tipico dei bambini, con i loro pasticci di parole, le storpiature e i tentativi di utilizzare nelle conversazioni termini per loro troppo difficili, sentiti dagli adulti, senza comprenderne il significato.
Per esempio Owl, il gufo che nella storia rappresenta proprio la figura dell’adulto un po’ pedante, ama farcire i suoi discorsi di parole dotte, che lui stesso spesso sbaglia, e che il più delle volte risultano incomprensibili ai suoi piccoli amici Pooh e Piglet che invece si comportano e parlano come fanciulli alla scoperta di tutto, anche del linguaggio.
I personaggi di Milne erano appunto i giocattoli con cui il figlio Christopher Robin giocava, prestando loro il suo modo fanciullesco di parlare, che il padre ha sapientemente ascoltato e spesso trascritto. Il più delle volte non è l’autore a far parlare Pooh e i suoi compagni, ma lo stesso Christopher Robin: non un adulto, ma un bambino.
Concordo con Catia e Palmy: Winnie the Pooh non è uno sciocco perché i bambini non sono sciocchi. Anzi: a volte sono molto, molto zen!
@ ‘povna: ho un libro di Petzi risalente al 1974(la mia cara zia che me lo aveva regalato ha scritto e datato la dedica sulla copertina, come si faceva “tanti” anni fa quando ai bambini si regalavano i libri e non i pupazzetti dei Gormiti).
@ Cì: risparmia alla tua bimba anche il fatto che la maggior parte dei Teddy Bears rappresentati nella letteratura per l’infanzia erano ispirati anche dagli orsi ammaestrati per danzare nei circhi itineranti dopo essere stati sottoposti a terribili torture.
Un abbraccio,
Monica
Monica, sono esterrefatta, sei una miniera di informazioni e notizie. Grazie di cuore, hai lasciato una serie di impronte significative, apprezzo particolarmente le tue riflessioni sulla scelta da parte di Milne di adottare il linguaggio infantile, che, con tutte le sue storpiature ed i suoi strafalcioni, personalmente trovo una delle cose più affascinanti del libro. Complimenti anche per il libro “vintage” , io purtroppo non ho alcun ricordo del genere della mia infanzia, ma mi sono rifatta con mio marito che mi ha “portato in dote” tutta la sua biblioteca d’infanzia, ora in uso dai miei bambini.
Grazie ancora, un bacio,
Michela
Ciao! mi mancano molti dei classici, grazie di queste preziose informazioni… comincerò a scoprirli insieme alla piccola!
Cara Jessica, per Bibì è presto, ma magari li potresti leggere tu se non l’hai già fatto ;-D
PS: interessantissimo il post su BN, per ‘bambini più piccoli’ si intedono anche gli unenni?? Spero di sì! Un bacio
Come no? Certo, Bibì sarà bravissima e ti stupirà. Laddove non è previsto l’uso del fuoco, o dei coltelli, o laddove l’attività non implica il fatto di maneggiare sostanze pericolose, tutto può essere fatto in compagnia dei bambini. Il danno peggiore che può accadere è che la piantina di menta ne risulti diciamo un pochino “provata”, ma niente di più grave.
Ciao!
Non ne conoscevo per niente la storia, grazie per questo excursus. Mi ha ricordato per le note tristi i motivi che stanno dietro all’icona di Hello Kitty, quando li ho saputi sono rimasta malissimo. Usiamo spesso questi personaggi, ma ne conosciamo davvero poco a volte!
Buon weekend!
Ciao Federicasole, io invece non so nulla su hello kitty, ma ora che mi hai messo la pulce all’orecchio vado a fare una ricerca, sai, da queste parti non ha riscosso gran successo
Michela
Che tenero Winnie! Mia figlia lo trova molto simpatico e ne ha un peluche bello grande nel lettino quasi da quando è nata
però io non conoscevo tutta la storia di come è nato e come si è evoluto il personaggio, quindi grazie Michela!
Ciao Maris. Neppure io conoscevo l’episodio del cucciolo acquistato e portato in Europa dai soldati. L’ho scoperto facendo delle ricerche. Affascinante vero?
Ciao e buon fine settimana,
Michela
Accipicchia che post approfondito, quante cose ho imparato!
Di Winnie Pooh abbiamo un libretto che ofre la possibilità di sentire dei suoni e delle canzoncine schiacciando gli appositi tastoni. E’ un personaggio dolce e tranquillizante, ideale per le letture pre nanna.
Grazie per essere passata da me. Bello questo post su Winnie Puh e molto interessanti i commenti che seguono. Per quanto riguarda il tuo commento sono d’accordissimo sul fatto che questo libro della Miller (io ho letto solo questo) vada letto da “figli”, però non necessariamente da figli maltrattati o derisi. Ed in effetti l’autrice parte dal caso dei “bravi bambini”, quelli che devono risultare perfetti agl occhi dei loro genitori per “meritare” la loro approvazione e quindi il loro amore, in un’equazione distorta del rapporto genitori-figli e dell’affetto che li lega.
Lo so Cristina, hai ragione, si tratta di libri interessanti SEMPRE, imprescindibili come afferma Cì, ma ciò non toglie, (purtroppo continuo ad essere convinta), che alla lettura di certi testi non ci si avvicini quasi mai in modo “casuale”, ma che si inseriscano piuttosto in un preciso percorso o personale o di studio e ricerca.
Grazie ancora,
Michela
E’ un personaggio molto amato in casa mia… A dire il vero la storia originale non la conosco visto che a noi sono arrivate le versioni più “televisive” di Winnie the pooh….
Ciao Stefania, forse anche perchè l’età dei tuoi figli è ancora tenera, e leggere con troppo anticipo la versione integrale di Winnie the Pooh potrebbe allontanarli dal personaggio, tra qualche anno magari!
Ciao
bellissimo post che mi ha fatto conoscere meglio questo orsetto! noi abbiamo un libro e due dvd ma a dire la verità fino a oggi non mi stava proprio tanto simpatico! o meglio… lo consideravo un po’ tonto!
Grazie MIchela!
Ti assicuro cara Cinzia che Winnie non è affatto tonto, ed è solo apparentemente svampito e “senza cervello”!
Le illustrazioni di Shepard sono bellissime. Sulla svampitaggine di Winnie. mi ha sempre ricordato quella di Charlotte…