La scorsa settimana in occasione del post sulle polpette di seitan, qualcuna tra voi mi ha chiesto consigli sulla sua autoproduzione.
Premesso che sono tutt’altro che un’esperta, dal momento che non ne facciamo grandissimo consumo, nè di quello fatto in casa nè di quello acquistato, mi limiterò a spiegare quel che facciamo noi.
Quando mi cimentai nei miei primi tentativi di fare il seitan fatto in casa, raccolsi un bel po’ di informazioni, oltre che di insuccessi, ma non mi volevo dare per vinta, perciò, esperimento dopo esperimento, sono riuscita a trovare la soluzione che mi soddisfa. Senza pretesa che sia il migliore in assoluto, senz’altro lo è rispetto alle costose alternative che si trovano di solito al supermercato, la soddisfazione paga comunque lo sforzo, e l’oretta spesa nella sua preparazione sarà una rilassante pausa per staccare la spina e rilassarsi (almeno lo è per me).
Per ottenere una discreta quantità di seitan dovrete usare una consistente quantità di farina, diciamo un chilo e mezzo, due chili, perchè gran parte di esso finirà giù per lo scarico.
So che in molti di voi sono convinti ci voglia una gran quantità d’acqua per produrlo, e che ciò costituisca uno spreco, ed in linea di massima sono d’accordo, ma credo che la produzione in casa sia comunque vantaggiosa e conveniente rispetto a quello acquistato trattandosi di un alimento che non si consuma quotidianamente; in ogni caso sono convinta che per fare una doccia (non parliamo di un bagno) si consumi molta più acqua. Possiamo limitarne però il consumo, tenendo aperta l’acqua solo a filo, ed intervallando momenti in cui l’impasto si lavora semplicemente tenendolo immerso in una grande ciotola colma d’acqua, ad altri in cui lo si tiene sotto il getto dell’acqua corrente.
Come sapete il seitan altro non è che un alimento composto dalla parte proteica non idrosolubile del grano, del kamut o del farro, che viene ottenuta dopo ripetuti lavaggi in acqua, per eliminare la componente amidacea della farina. Si tratta di un alimento molto simile alla carne, come aspetto e come sapore, che, proprio per la sua straordinaria somiglianza con essa, si presta alle medesime preparazioni, quindi ragù, spezzatini, cotolette, affettati. Il seitan è un alimento versatile, ma che va consumato con moderazione per due ragioni, in primo luogo perché manca di alcuni amminoacidi essenziali, pertanto non è alimento completo dal punto di vista nutrizionale, molto meglio sotto questo profilo la combinazione legumi e cereali, ed in secondo luogo perché essendo composto di glutine, per evitare il rischio di sviluppare intolleranze, il suo uso va limitato.
Il seitan acquistato è di solito fin troppo compatto, quasi gommoso, oltre che costoso, quello artigianale nettamente migliore quanto ad aroma e consistenza, perché più poroso (leggasi assorbe molto più i condimenti) e morbido, inoltre la sua produzione in casa richiede una forte componente manipolativa, ragione per cui può essere estremamente divertente proporlo ai bambini e produrlo grazie alla loro collaborazione.
Per ottenere circa un chilogrammo di seitan vi serviranno due chili di farina; essendo il seitan un alimento composto principalmente dal glutine, la miglior resa è assicurata da quelle farine che ne sono particolarmente ricche, quindi la migliore è senz’altro la farina di manitoba, anche se vale la pena, dopo aver con essa fatto un po’ di pratica, sperimentare altre soluzioni creative.
Vi chiedo perdono per la qualità delle foto, ma per preparare il post ho fatto uscire di casa marito, figli e cane, trovandomi un po’ in difficoltà al momento di fare le foto, soprattutto perchè ho usato la mano destra e sono mancina.
Impastate come se doveste preparare il pane due chili di farina con un po’ più di un litro d’acqua che unirete gradatamente, aggiungendone se necessaria, io di solito vado ad occhio. Dovrete lavorare l’impasto a lungo fino ad ottenere un composto del tutto simile a quello del pane: morbido ma non appiccicoso.
Trasferite la pagnotta in un colapasta (io uso indifferentemente anche una capiente ciotola) all’interno dell’acquaio, ed iniziate a versarci sopra a filo l’acqua, lavorando la pagnotta come per impastarla nuovamente. L’acqua inizierà a tingersi di bianco portando via con sé l’amido. Avvertirete quasi subito il cambiamento di consistenza dell’impasto, che da compatto si trasformerà via via in spugnoso, e tenderà a scivolarvi dalle mani. Ci vorranno circa 25 minuti perché l’acqua torni limpida, a questo punto il seitan dovrebbe essere diventato un composto spugnoso e poroso, ora potrete lasciarlo sgocciolare, strizzandolo dolcemente tra le mani.
Stendete sul tavolo o su di un piano da lavoro un canovaccio pulito, adagiatevi il seitan, e cercate di dargli la forma di un rotolo o salsicciotto, avvolgetelo saldamente col telo stringendo le estremità. Io non l’ho fatto, ma se lo farete, avrà una forma più definita.
Riempite una pentola capiente d’acqua, preparate un paio di cipolle, due coste di sedano e due carote tagliandole a pezzettini, mettetele dentro la pentola, unitevi una generosa quantità di sale, qualche cucchiaio della salsa di soya che siete soliti usare (shoyu o tamari) ed erbe aromatiche a piacere (timo, rosmarino, alloro, bacche di ginepro), se vi piace il suo sapore, potrete aggiungere un pezzetto d’alga kombu, portate ad ebollizione il brodo, ed adagiate all’interno della pentola il seitan avvolto nel telo. Dovrà cuocere per circa 50 minuti. Trascorso il tempo indicato toglietelo dalla pentola e lasciatelo raffreddare.
Il vostro seitan è pronto e cotto, dovrete solo decidere come prepararlo. Quello che vedete nella foto di apertura del post è il nostro goulash di seitan, con patate, preparato con il seitan fotografato in questo post durante la lavorazione. Inutile dirvi che era squisito! La ricetta? In un prossimo post naturalmente!
Ora però sono curiosa di sapere quali sono i vostri trucchetti.





Cara Michela, grazie di questo tuo post per me preziosissimo. Adesso proverò a farlo. Dalla tua descrizione, la procedura sembra meno complicata di quello che avevo letto in giro. Ti farò sapere com’è andata.
Spero che nel frattempo tu sia riuscita a recuperare un po’ di sonno e di meritato riposo.
Un abbraccio e ancora grazie!
Grazie a te Tamara, si il riposo sta andando decisamente meglio grazie ;-D Mi spiace non aver saputo rispondere alla tua domanda quando lamentavi la scarsa qualità dell’ acqua, non saprei come sostituire l’acqua del rubinetto. Un grande abbraccio, Michela
>—-Messaggio originale—-
Cara Michela anche io lo proverò. Grazie per questo post dettagliato.
Ps: ottima l’idea del post sullo spezzatino
Ciao Michela, che bel post!

Però proverò.
Procedimento semplice da come lo descrivi. Anche io come Tamara mi ero un po’ scoraggiata ed ero scettica sul consumo d’acqua ma è un po’ che mi riprometto di provare, seguirò il tuo metodo allora.
In effetti io ho trovato un seitan lavorato abbastanza conveniente, e lo prendo quando è in offerta nel supermercato bio dove mi rifornisco.
A noi piace molto e si presta davvero a tanti usi.
Ciao e complimenti, anche io mi unisco all’augurio di Tamara! A presto!
Grazie Cì. Io invece non sono ancora riuscita a trovare un seitan lavorato decente. Se compro il seitan lo devo usare per fare ragù o polpette dove serve tritarlo, ma se mi serve per fare lo spezzatino, le scaloppine od il delizioso seitan tonnato (lo conosci? altra ricetta fantastica) è inadatto perchè davvero troppo duro.
A presto,
Ciao
Io sono stata fortunata, lavorato a mano e lo vendono in pezzi piccoli per fare proprio lo spezzatino e c’è anche di farro o altre farine per allergici. (e il prezzo è etico).
Forse sì. Me l’ha passata un mio amico onnivoro, con le lenticchie? é buona buona
baci
sopra intendevo “lavorato a mano”
ciao!
grande michela!!!quasi quasi mi cimento anche io!
Grande Michela!
Penso che mio marito, che è colui che produce settimanalmente il pane sarà entusiasta di provare questa autoproduzione.
Grazie!!!!!!
Catia, Laura, fatemi allora sapere come verrà!
Oh Michela, mi ero persa questo post e tanti altri… perché non sempre riesco a fare visita agli altri blog come vorrei… ma come fate voi tutte, mi sento ogni tanto un po’ negata e male organizzata. Ma il tema è un altro:)
Finalmente un post in cui il seitan fatto in casa sembra veramente semplice… credo che ospiterò la tua ricetta e il tuo post con qualche osservazione del caso attingendo al mondo delle allergie:) ma avrei una domanda: il sale è necessario per ottenere il risultato finale o potrebbe bastare la salsa di soia?
Ciao Monica, non ti preoccupare, evidentemente ti sei persa il mio post della scorsa settimana in cui spiegavo che non riesco più ad aggiornare quotidianamente il blog come facevo prima, quindi come vedi sei in buona compagnia ;-D. Beh si credo che il sale si possa eliminare e sostituire con la salsa di soia, magari con quella tamari che è più saporita rispetto allo shoyu. Questo procedimento è estremamente semplificato, ho provato anche le versioni che richiedono di lasciar riposare la pagnotta prima di lavorarla, o quelle che richiedono di alternare lavaggi in acqua calda e fredda, o composizioni diverse di farina, ma anche saltando tutti questi passaggi non noto alcuna differenza quanto al risultato finale, quindi tanto vale risparmiarseli. L’unica differenza sostanziale l’ho riscontrata usando farine diverse dalla manitoba, in quei casi la resa è molto bassa, e l’impasto iniziale si riduce a poco più che un pugnetto di seitan. Non ne vale la pena. Ciao. Michela >—-Messaggio originale—-
ok, lo terrò presente… e io che volevo usare una farina bio… quella di maitoba è davvero tutta un’altra cosa per molti usi…
se e quando lo faccio ti faccio sapere:)
Ma certo Monica, fammi sapere!
A presto,
Michela
Ciao!
Grazie per il tempo che hai dedicato a scrivere e a corredare con foto questo post: sei sempre preziosa.
La procedura come l’hai descritta sembra rendere più semplici i vari passaggi e non ho trucchetti da suggerire per migliorare, anzi, mi rubo alcuni dei tuoi. Posso solo segnalarti che non ho mai usato la manitoba ma sempre farina 0 biologica.
Sono invece curiosa di sapere cosa è il seitan tonnato, non l’ho mai visto nmè assaggiato!
Un caro saluto
Grazia
Ciao Grazia! Figurati è stato un piacere, mi sono divertita un sacco!
Per rispondere alla tua domanda, hai presente il famoso ma triste vitello tonnato? Il seitan tonnato è la rivisitazione in chiave vegan di questo piatto. Si deve affettare sottilmente il seitan, e ripassare in padella in un goccio d’olio le fettine. Si dovranno frullate dei ceci già cotti, aggiungendovi dei capperi, della senape, del tahin, sale, succo di limone, e versare sulle fettine disposte su di un piatto questa salsina. Mi sembra di non aver dimenticato nulla, sto andando a memoria, ma se cerchi in rete troverai numerose versioni di questo piatto che tra i vegetariani è piuttosto famoso.
Un abbraccio e buona giornata.
Grazie, mi piace tanto solo a leggerlo
Provalo!
Questa volta mi sa che il seitan ha incuriosito anche me. Non l’ho mai comprato, anche perché non avevo ancora speso del tempo per capire bene cosa fosse.
Così però mi hai davvero incuriosita!
Ti saprò dire…
Ciao! Ad essere sincera non ho mai mangiato seitan in vita mia ma questo post mi ha troppo incuriosito, anzi no, affascinato è il termine più giusto, sembra una trasformazione megica (almeno per me che non avevo idea di come si facesse
!). Anche se mangio carne non è detto che non possa provare a farlo no
? Un abbraccio
Giustissimo, provalo, non è detto che non ti piaccia!
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