Ho deciso di mutuare da Cì il titolo del suo stesso post, perchè è proprio da lei, anche qui, che sono state poste le premesse per il mio, è lì che la discussione ed il confronto che ne sono scaturiti, hanno fatto maturare anche in me la decisione di parlare di un argomento difficile e troppo a lungo posticipato.
Mi auguro, come Cì ha auspicato, che i contributi siano numerosi, e che sfocino in altri post, o nei commenti che li seguiranno.
Due settimane fa, in occasione del Venerdì del libro, molte delle partecipanti hanno scelto di ricordare il Giorno della Memoria con letture ad esso pertinenti. Sono sorte alcune domande. E’ giusto parlare ai nostri figli di violenza? C’è un’età giusta o sbagliata per farlo? Fino a che punto possono spingersi le nostre spiegazioni?
Dal post di Cì, è emerso un serpeggiante senso di disagio. Nessuno di noi parla volentieri ai suoi figli di violenza, terrorismo, genocidi ed atrocità, nessuno vorrebbe mai doverlo fare, eppure accadono, fanno parte della realtà in cui ci troviamo ad esistere. Da tutte le voci sentite, è emersa la volontà di non eludere le domande dei bambini, ad esplicita richiesta abbiamo il dovere di rispondere, ricorrendo ad un linguaggio ed a strumenti accessibili, ma differenti in base all’età del bambino. La verità sempre, prima di tutto.
Io personalmente non sono ancora riuscita a trovare risposte univoche, coerenti e definitive a questi difficili interrogativi, del resto sono convinta, che non potremo mai spiegare efficacemente ai nostri figli il perché, dal momento che noi stessi non possediamo una risposta. Le considerazioni che leggerete sono il frutto delle mie riflessioni di madre e della mia esperienza personale, nonché delle letture cui nel corso degli anni mi sono avvicinata.
Ho scelto di aspettare il momento in cui i miei figli avrebbero dimostrato curiosità ed interesse, cosa che è avvenuta qualche anno fa per Tommaso. Al momento in cui mi hanno posto delle domande, ho dato delle risposte, ricorrendo al linguaggio più semplice ed immediato possibile, non una parola in più né in meno di quelle necessarie a fornire loro le spiegazioni che mi chiedevano. Non ho anticipato nulla, ma neppure preso tempo. Sono dell’idea che quando è il bambino a chiedere, il momento sia quello giusto ed opportuno.
Non credo sia sufficiente rispondere ai nostri figli che certe persone sono perversamente malate e malvage, e che questo spieghi tutto. Non basta, e secondo me non è neppure totalmente rispondente alla realtà. Non credo nell’istintiva crudeltà di alcuni esseri umani, sono anzi profondamente convinta della natura buona ed empatica del genere cui tutti apparteniamo, in cui ho profonda fiducia.
Come scrivevo già tempo addietro, anni fa, prima della sua morte, ebbi la fortuna di conoscere attraverso i suoi libri Alice Miller, psichiatra di origini polacche e di formazione psicanalitica, da cui successivamente prese le distanze, che dedicò la sua intera vita allo studio delle drammatiche conseguenze che gli effetti di un’educazione violenta possono sortire sulla psiche di un bambino.
La Miller, sostiene che tutte le informazioni che riguardano i maltrattamenti subiti dal bambino durante l’infanzia, rimangono impresse nel cervello sotto forma di ricordi inconsci, che spingeranno quel bambino una volta adulto a ripetere i medesimi schemi di comportamento nel tentativo disperato di liberarsi dal terrore che hanno impresso nella sua memoria in modo indelebile.
La Miller spiega così l’origine del male nel mondo, ed è una teoria con la quale mi trovo in accordo. La malvagità non è insita nella natura umana, così come secondo me non lo è nella natura di alcun essere vivente; se l’uomo, è portato a commettere atrocità, questo avviene perchè durante l’infanzia è stato pesantemente maltrattato, percosso, umiliato o deriso.
Secondo l’esperienza della Miller, se si analizza l’infanzia di dittatori come Hitler, Mao, Stalin, e dei serial killer più pericolosi, tutti, senza eccezioni, hanno patito le conseguenze di un’educazione particolarmente crudele e violenta durante l’infanzia.
Credo, che se siamo in grado di instillare queste convinzioni nei nostri figli, ciò equivalga ad ammettere che nonostante la violenza faccia parte del mondo, contro di essa, un genitore può fare molto, può scegliere di crescere i propri bambini con empatia, rispetto, fiducia, e che quindi il genitore sia portato a ripudiare anche il classico ed apparentemente innocuo sculaccione, quello che tanto per intenderci “non ha mai fatto male a nessuno”.
Se inoltre affianchiamo ai purtroppo numerosi esempi negativi, anche quelli più positivi e luminosi, che pure non mancano, i nostri figli cresceranno nella convinzione che il mondo non è solo un luogo tragicamente ostile e pericoloso, e che alle brutture si possono opporre il proprio essere diversi, trasmettendo al tempo stesso ai nostri figli fiducia nel genere umano e nel futuro.
Non dimentichiamoci di ricordare loro che esistono persone buone, che hanno fatto cose meravigliose ed hanno scritto la storia, contribuendo a rendere il mondo un posto migliore, impegnandosi e mettendo a disposizione di tutti, i loro talenti ed il loro impegno civile per la pace, l’uguaglianza, il diritto al rispetto. Oltre ad Hitler o Pol Pot, sono esistiti personaggi illuminati come Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Martin Luther King. Raccontiamo loro le cose straordinari che in nome di altissimi e nobili ideali queste persone hanno compiuto.
Ho spiegato ai miei figli che certe persone sono e fanno cose tremende perchè quand’erano bambini non hanno conosciuto l’amore, ma solo botte e violenza, e non avendo incontrato mai l’amore, non sanno cos’è. Ho risposto loro, che a volte i bambini vengono maltrattati, perchè i loro genitori lo sono stati a loro volta, e ci si comporta con gli altri allo stesso modo in cui si è stati amati o non amati da bambini. Se si è ricevuto amore, lo si renderà agli altri, mentre al contrario chi ha ricevuto odio, odio trasmetterà, a sé stesso e/o agli altri.
Credo che questa spiegazione i bambini siano in grado di accettarla, anche se non ne hanno fatto esperienza personalmente. Non potranno capirla, non potranno comprenderla fino in fondo, come noi del resto, ma accettarla si, sapranno però anche che, accanto alla violenza c’è spazio per l’amore.
L’argomento è tanto complesso, da rendere impossibile la sua esaustiva trattazione in un unico post, ho dovuto scegliere e scrivere solo alcune considerazioni, ma mi auguro che la discussione si sviluppi prolifica e vivace.
Vi voglio lasciare ora, con alcune bellissime parole di Janusz Korckzac, medico pediatra di origini ebree, autore del libro che ho scelto di usare come immagine di apertura del post. Nonostante i nazisti gli avessero offerto più volte la salvezza, vi rinunciò scegliendo di farsi internare con i suoi bambini della casa degli orfani che dirigeva, nel campo di sterminio di Treblinka, dove trovò la morte.
I suoi scritti sono purtroppo spesso sconosciuti in Italia perché in gran parte perduti durante la guerra, inoltre non sono molte le sue opere tradotte e pubblicate nel nostro paese, ma vale la pena conoscerle per la straordinaria avanguardia delle sue posizioni, in un’epoca in cui le “teorie educative” dominanti erano di tutt’altra matrice.
Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi,inclinarsi,curvarsi,farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi,allungarsi,alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Janusz Korckzac

Un bel post
che prosegue esattamente dove avevo lasciato io (proprio ad Alice Miller pensavo dicendo nel mio post “l tema di oggi è delicato e va ancora approfondito, preferisco parlarvene in un altro momento (sì Michela, è lei
) dedicandole alcuni approfondimenti in futuro”. … e anche io spero altri continueranno e che ci siano davvero tante voci diverse ad armonizzare la nostra risposta a questo mondo un po’ complicato e pieno di sofferenza.
Il lavoro di Alice Miller è così ampio che è anche complicato scegliere da dove partire, soprattutto se si vuole avvicinare alla sua lettura anche chi potrebbe pensare che sia per pochi, per chi ha subito violenza (e ne è consapevole) da piccolo, o per chi è cultore della materia. Ma non è così. AM dovrebbero leggerla tutti.
E anche Korckzac, per fortuna la poesia che hai citato è stata abbastanza “sdoganata” e la vedo citata sempre più spesso. E’ così efficace nel comunicare questo sentire amorevole e rispettoso per i più piccoli.
Dico sempre che se al posto di un kit con ciucci, pannolini in prova e altre amenità alle dimissioni in ospedale per chi sceglie di partorire lì’ consegnassero qualche buon libro, fare i genitori sarebbe molto più semplice… E anche vero che c’è chi non legge, c’è chi parte da back ground disagiati, ma anche per queste persone si possono studiare strategie per spezzare la catena della violenza (e in molti casi ignoranza) che li imprigiona, per questo di questi argomenti potremo continuare a parlare a lungo, c’è così tanto da dire…
Grazie per aver tenuto “in vita” l’argomento.
Sento molta partecipazione tra le blogger, molta attenzione a questi temi, io penso che tutti questi piccoli lumini sparsi per il web possano fare molta luce…
Si Cì, infatti ho voluto riprendere il discorso esattamente da dove tu l’avevi lasciato volutamente in sospeso. Credo che per chi l’ha conosciuta e letta, non solo nei libri, ma anche nelle numerose interviste, Alice Miller sia stata una pietra miliare nel percorso di crescita personale e/o genitoriale. Almeno per me così è stato. Ho trovato le sue teorie illuminanti, a volte non è stato semplice leggerla, e non è stato semplice scrivere il post, perchè le cose da dire sono davvero tantissime. La citazione di Korckzac la si legge spesso, ma l’autore è poco conosciuto. Mi piace molto la tua idea del kit per neogenitori, ma purtroppo, e mi costa ammetterlo, credo che il libro sarebbe presto dimenticato. Tutto quel che la maggior parte dei neogenitori vuole sapere durante i primi mesi gravita intorno all’alimentazione al sonno ed ai bisogni fisiologici dei neonati, i genitori cercano delle specie di libretti di istruzione. A queste altre domande ci si arriva molto tempo dopo, e ahimè raramente.
Sì, convengo con te su tutto. Testi e teorie molto difficili ad un primo impatto, ma davvero molto illuminanti.
Per questo anche io ho avuto mille dubbi, e sto tentando due strade diverse per condividere qualcosa che per me ha fatto una grande differenza: arrivarci dalla parte dei bambini (Barbapapà docet) e proporre ipotesi di strategie (qui devo ringraziare Rosenberg). Era tanto che aspettavo lo spunto giusto ma a certe cose bisogna arrivare con molta calma, come del resto ci siamo arrivati credo tutti, un passo alla volta. ciao
Si Cì, anche a me sono piaciuti i testi di Rosenberg, ed anche Thomas Gordon. Quanto alla Miller, le difficoltà di lettura e comprensione cui mi riferivo, non erano tanto culturali od intellettuali, quanto piuttosto emotive. Non so se mi spiego, ho ancora delle difficoltà ad esprimerle, forse tu mi puoi capire. Ciao.
Sì, capisco perfettamente. Ed è veramente difficile parlarne perchè è una lettura che smuove molte emozioni, decisamente soggettive per ognuno. Una lettura che va fatta “sedimentare”.
Gordon lo vorrei rileggere a breve, mia figlia era appena nata alla mia prima lettura, mi aveva colpito molto specie per il taglio pratico (molto americano) e qualche spunto non fa mai male e mi sarà utile a breve!
Sai Cì che la prima volta che lessi Gordon, parecchi anni fa ormai, pensai tra me: ma che razza di modo di parlare è questo??!!!
Come si può parlare tanto senza dire in effetti nulla?
Lo sentivo distante anni luce dal mio modo più diretto e sbrigativo di dialogare. Ma dopo averlo riletto (hai ragione l’approccio del libro è estremamente concreto ed esemplificativo) e dopo aver letto i libri di Rosemberg, ma soprattutto dopo averlo impiegato in alcune situazioni concrete, (ti posso assicurare che con un bambino che si sta avvicinando al decimo compleanno le occasioni non mancano ;-D), mi sono resa conto con grande stupore che è come avere in tasca un paio di chiavi che aprono magicamente pesanti portoni.
Tommaso è un bambino estremamente sensibile, ma ermetico, poco propenso ad esternare emozioni e stati d’animo, Edoardo invece è un passionale, s’infiamma facilmente, eppure il metodo funziona con entrambi, pur nella loro diversità, invitando l’uno a sciogliersi e risolversi a parlare, l’altro a prendere le distanze dalle sue emozioni, soprattutto quando si tratta di ira o rabbia.
Questo è sicuramente altro tema cui dedicare un post, che ne dici? Magari fra un po’?
Grazie per il tuo commento.
Michela
sicuramente sì!
Gordon l’ho capito subito che sarebbe stato utile “poi”, ma già subito mi ha dato parecchi spunti.
ho una lista di libri salvamamme in cantiere, di uno parlo proprio venerdì
sono libri che amiamo tutte e due, sarà bello parlarne parlarne parlarne ancora, come direbbe una certa mamma speciale
Non vedo l’ora di leggerlo!
Continuiamo a parlarne allora, tra una ricetta e l’altra ;-D
Questo post capita in un giorno in cui sono particolarmente arrabbiata con mio padre che mi sta accusando di non saper educare i miei figli, di essere debole, di non punirli e sculacciarli abbastanza. Il suo attacco nei miei confronti mi ha molto turbato, perché io non credo affatto che lui abbia ragione, né intendo cambiare il mio faticoso percorso di dialogo con i miei figli. Anche se il più piccolo mette spesso alla prova la mia pazienza e se tra le mura di casa mia mi capita di urlare e perdere la tramontana, mentre fuori me ne guardo bene, non credo che la via della violenza sia da percorrere. Tempo fa ho acquistato un libro perché il titolo mi aveva colpito: “Educhiamoli con Amore” di Brigitte Langevin, (ed. Elledici). Ieri sera amareggiata, l’ho preso in mano e ne ho riletti alcuni capitoli. Non che sia particolarmente illuminante, ma su certi punti è davvero condivisibile in particolare dove dice che “un bambino piccolo è un’occasione unica per dare il meglio di noi stessi”
Ciao Raffaella, il cammino verso l’educazione non violenta non è semplice, il modo di vedere della gran parte dei genitori è totalmente differente, ed anche per chi ci crede profondamente come me ed altri come te, l’applicazione concreta si scontra con enormi difficoltà. La maggior parte di noi, è stata cresciuta da una generazione di genitori convinti, come scrivevo nel mio post, del valore educativo degli sculaccioni quando con le buone non si capiva, del classico buon sculaccione che non ha mai fatto male a nessuno, tanto si diventa grandi lo stesso, perciò, affrancarsi da una simile forma mentis richiede uno sforzo consapevole ed un pregresso percorso di presa di coscienza che richiede una forte motivazione, tante letture, ed una certa apertura mentale che si concretizzi nella disponibilità a mettersi in discussione. Oltre al fatto che stare con i bambini richiede una grande dose di pazienza, e che talvolta le difficoltà derivano proprio da questo.
A volte, rileggere come hai fatto tu, i passi di testi, libri, frasi che ci hanno aiutati nel nostro cammino è estremamente utile per proseguire nella stessa strada, ed aiutarci a trovare le conferme necessarie per crescere i nostri figli così come è giusto che sia, perchè corrisponde alle nostre convinzioni più profonde, o per altri, per educarli così come avrebbero voluto essere trattati essi stessi da bambini.
Grazie per il tuo intervento.
Cara Michela, come ho scritto a Cì, questo è un argomento spinoso su cui ancora devo a lungo meditare. Non commento quindi per non cadere nella banalità. Ne approfitto, anche se il commento a questo post non è forse la sede più adatta, per dirti che ti ho lasciato un premio. So che sei stata da più parti premiata, ma non potevo non darlo a te, dal momento che il tuo blog mi ha ispirata e spinta ad aprire il mio e dal momento che ogni giorno il uo è il primo blog che leggo.
Con affetto,
Tamara
Tamara, so che non è facile da commentare, e che si tratta di un argomento come alcuni altri, che va assimilato e metabolizzato prima di riuscire a razionalizzare e verbalizzare i propri sentimenti. Ho impiegato parecchio tempo anch’io, e continuo ad essere lacerata. Questa è una delle ragioni per cui mi sono decisa a parlarne, e credo anche Cì; per riuscire grazie anche all’aiuto dato dal confronto e dal dialogo ad esserne arricchite, e a dare risposte prima di tutto a noi stesse, e poi ai nostri bambini.
Datti tutto il tempo che ti serve, mi rendo conto che ci sono mamme di bambini assai piccini che il problema non se lo sono ancora posto, perchè prematuro, ed altre invece che si sono già interrogate al riguardo anche se i loro piccoli non hanno ancora dimostrato l’interesse per certe tematiche. E’ importante però interrogarsi anticipatamente, per non dare poi risposte banali, o non darle affatto.
Grazie per il pensiero che hai avuto per me, mi fa davvero molto molto piacere, ora aggiornerò il post di ieri per includere anche te nei ringraziamenti. Le vostre parole mi riscaldano il cuore ogni giorno.
Un abbraccio Michela
Grazie per averne parlato, Michela.
Non conoscevo questo approfondimento della Miller, non conoscevo Janusz Korckzac di cui hai pubblicato un testo quasi commovente.
Lascio ora questi pensieri a sedimentare, per tornarci tra un po’. Posso dirturbarti quindi più avanti?
Buona serata
Grazia
Grazie a te cara Grazia,
certo che puoi tornare, anzi, te ne sarò estremamente riconoscente.
Prenditi il tempo necessario, una riflessione è necessaria per raccogliere le idee, ci ho pensato per settimane prima di scrivere questo post, e probabilmente se Cì non mi avesse dato il “la” avrei continuato a procrastinare.
E’ stato estremamente coraggioso da parte sua prendere l’iniziativa.
A presto,
Michela
Ciao Michela, condivido profondamente che sia importante, parlando del male, fare esempi del bene. Sembra semplice, ma spesso, come dice anche Cì, ci sono difficoltà pesanti anche per i genitori e non è facile mettere i bambini al riparo dalle nostre stesse emozioni dolorose. La citazione è davvero bellissima, grazie e un caro abbraccio, Jessica
Grazie a te Jessica, ricambio l’abbraccio che estendo a Bibì (un giorno mi racconterai l’origine di questo tenerissimo nomignolo?)
Michela
Ciao Michela, ieri sera ripensavo all’argomento e mi sono resa conto che uno dei motivi per cui in questo momento fatico a pensarci è proprio il mio stato d’animo generale. E’ come se, da quando ho avuto la piccola ed anche prima durante la gravidanza, fossi entrata in un mondo ovattato, fatto di dolcezza e cose tenere e belle (pur tra le mille fatiche che un bambino piccolo comporta), da cui ancora non sono del tutto uscita.
Questa mattina, rileggendo il tuo post, quando dici di spiegare ai bambini che chi odia ed è violento si comporta così perchè così è stato trattato da piccolo, mi è venuto in mente un personaggio di una storia: Capitan Uncino di Peter Pan. Scusa, mi rendo conto che magari l’esempio può sembrare banale e che qui si parla della realtà, cruda e vera, ma ho pensato che forse un bimbo piccolo poteva con quest’esempio capire cosa si intende dire. Certo con i più grandi non è adatto. Non so…forse è fuori luogo questa riflessione…
No Tamara, niente è fuori luogo. Ogni genitore deve trovare i modi giusti per rispondere alle richieste dei propri figli che sono diversi da noi e tra loro, l’età è un fattore importantissimo, di cui tener conto nella scelta del linguaggio e degli strumenti di cui servirsi per veicolare certi concetti, e l’esempio, meglio se semplice, sotto forma di storia o fiaba è estremamente utile per rafforzare il messaggio. I bambini sono molto più abili di noi nell’interpretarne i simboli, che noi adulti tendiamo perlopiù a razionalizzare.
Le mie spiegazioni sono quelle che ho pensato di dare ai miei bambini che sono piuttosto grandicelli, quando ci siamo ritrovati a Dachau (non ho fatto veder loro la mostra fotografica ed i forni crematori) ci siamo addentrati molto più in profondità nell’argomento perchè le loro domande erano incalzanti, probabilmente se non ci fossimo stati, quelle domande non sarebbero sorte. Molto dipende dalle esperienze che il bambino vive, e dalle occasioni che si presentano.
E’ assolutamente giusto che tu e la tua piccola vi siate ritirate nel vostro bozzolo caldo ed accogliente, ne uscirete poco per volta, quando la bimba ti manderà segnali sempre più chiari ed inequivocabili di avvertirne la necessità.
Grazie per le tue riflessioni.
Michela